PERCHE' UN "BLOG"


Questo blog è un piccolo sito web, da noi gestito, in cui pubblicheremo più o meno periodicamente, come in una sorta di diario online, i nostri pensieri, opinioni, riflessioni, considerazioni ed altro.

Il solo scopo è di poter creare un ambiente all'interno del quale trovare indicazioni e prodotti che appartengono alle vecchie abitudini e usanze contadine.

E' un modo per riappropriarci delle nostre meravigliose campagne purtroppo sempre meno abitate e amate.

Grazie fin d'ora a tutti quelli che vorranno dedicare un pò del loro tempo al nostro blog.


lunedì 21 gennaio 2013

"Contadini: ecco i ragazzi che trasformeranno la terra in oro"

La disoccupazione giovanile si attesta intorno al 37% : l'agricoltura potrebbe offrire delle possibilità I posti di lavoro sono in crescita del 6% nel settore e in tutta Italia compaiono "esempi virtuosi"

Circa vent'anni fa il sistema universitario francese si rivoluzionò con l'intento di ringiovanire la classe docente che stava vistosamente invecchiando e questo poneva una serie di questioni non solo occupazionali ma anche di visione della cultura e dell'insegnamento. Iniziarono così a velocizzarsi e semplificarsi i passaggi da studente a ricercatore, da ricercatore ad assistente, da assistente a docente e nel giro di qualche anno il sistema si rinnovò con beneficio di tutti. La nostra agricoltura è più o meno in quella situazione: pochi operatori, con un'elevata età media, con culture legate ai decenni passati e poche prospettive di futuro, quindi scarso carburante per il presente. A questo si aggiunge un dato che sgomenta: la disoccupazione giovanile veleggia intorno al 37%, e quella complessiva si attesta all'11% appesantendo destini ed esistenze individuali e familiari, e sostanzialmente sprecando un tesoro di intelligenze e potenzialità.

Sembrerebbe un classico 2+2: l'agricoltura ha bisogno di giovani, i giovani hanno bisogno di lavoro.

Da qualche parte ci stanno provando: a Cervere, in provincia di Cuneo, il Consorzio di Valorizzazione e Tutela del Porro, ha fatto il suo 2+2. La domanda di Porro di Cervere cresce, la produzione non è sufficiente, tante persone in paese sono senza lavoro. Non era un 2+2 scontato: i produttori del consorzio avrebbero potuto semplicemente aumentare le loro produzioni, affittare o acquistare altri terreni, il loro ruolo di imprenditori agricoli li avrebbe giustificati. Ma si sono ricordati che prima di essere imprenditori agricoli sono cittadini, sono parte di una comunità. Sicché hanno proposto un bando per disoccupati (www. porro-cervere. cn. it/): loro ci mettono la terra e la formazione per la prima stagione, e il supporto alla commercializzazione del prodotto. Poi, dopo questo anno di prova, chi vuole continuare, chi si sarà appassionato e avrà dimostrato di poter fare questa cosa con serietà, potrà avere l'aiuto di una banca locale per avviare la sua impresa.

Tantissime sono poi le iniziative individuali, al punto che, nonostante tutto, il comparto agricolo pare essere l'unico in questo paese, a segnare andamenti positivi, con il numero dei posti di lavoro in crescita di circa il 6% e le imprese agricole guidate da giovani in crescita del 4%. Si tratta, certo, qualche volta, di trentenni che decidono di riprendere e rivitalizzare aziende di famiglia, sicché si farebbe in fretta a dire: beh, certo, se hai la terra il più è fatto. Non è così: certo avere la terra aiuta, ma gli investimenti necessari per metterla in produzione sono imponenti, così come sono spaventose le trafile burocratiche che occorre seguire per realizzare a norma di legge i propri sogni incastrando i regolamenti comunali con quelli nazionali, cercando la via per accedere a finanziamenti regionali o europei, insomma destinando una quantità impressionante di energie ad altro, prima di fare davvero agricoltura.

È questa la storia di due laureati dell'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, uno, Nicola del Vecchio, tornato in Molise per avviare la sua azienda sui terreni di famiglia (famiglia di medici e avvocati, che di quei terreni non si era mai preoccupata più di tanto limitandosi a darli in affitto) e l'altro, Carlo Fiorani, tornato in Lombardia per far ripartire con criteri di sostenibilità un'azienda agricola lasciata da tempo al suo destino. Non so quando rientreranno di tutti i loro debiti, ma so che vederli vendere o portare in degustazioni i loro prodotti (pane, verdura, frutta, formaggi o salumi) e sentire con che orgoglio, misto a stupore, dicono "l'ho fatto io" mi dà il senso di un futuro solido che si sta costruendo a colpi di concretezza e di straordinaria fatica, ma anche a colpi di coraggio e di sogni spudorati, perché in quest'epoca in cui sognare sembra un'attività da perdenti, bisogna davvero avere una buona dose di sfacciataggine per costruire proprio sui sogni il proprio futuro.
Ma c'è anche chi parte esattamente da zero: niente famiglie di agricoltori alle spalle, niente terreni, niente capitali. Qualche volta anche niente competenze. È la storia di alcuni giovani viticoltori che si stanno cimentando nel campo del vino: I Dirupi (Valtellina), Didier Gerbelle (Valle d'Aosta), Simone Scaletta (Langhe), Gianluca Colombo di Segni di Langa (Langhe), Val Faccenda (Roero), Andrea Tirelli (Colli Tortonesi): storie impastate di curiosità, passione, allegria e fiducia, ma anche di umiltà e di gratitudine verso chi può dare una mano, insegnare, fare rete.

Forse è questo l'asso nella manica che hanno i giovani rispetto ai loro colleghi contadini con qualche decennio in più: fanno rete, chiedono formazione e informazione, usano i vicini di casa o i social network, ma alla fine riescono a capire perché non dovevano potare quando hanno potato o non dovevano lavorare il pane in quel modo lì. E soprattutto sanno tante cose diverse: hanno formazioni in campo umanistico, ambientale, politico, economico. E decidono di darsi all'agricoltura, portando in dono quel che sanno e ricevendo quel che chiunque vorrà insegnargli.

La nuova economia si rafforza quando questi giovani agricoltori sanno operare in tutta la filiera; producono i cerali per fare il pane o allevano pecore per produrre formaggi, studiano forme di nuova commercializzazione diretta. E proprio l'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo nei prossimi mesi metterà in cantiere corsi di apprendistato per salumieri, micro birrai, panettieri, affinatori di formaggi, proprio per rispondere a queste esigenze.

 La società civile ha capito bene che, come giustamente titolava un sito di settore qualche giorno fa, è ora di "salire in agricoltura". È ora che lo capiscano, anzi sono già in grave ritardo, istituzioni, politica e banche.

giovedì 17 gennaio 2013

" A MATTEO" Risposte a domande curiose




11 anni, curioso, attento, sorprendente insomma un futuro apicoltore. Ecco le risposte relative alla nostra ultima giornata di formazione. Vi aspettiamo tutti in primavera per una giornata in apiario.

  • In una famiglia d'api, ogni stagione, vivono 50/80.000 api.
  • L'ape operaia, durante la stagione produttiva, vive circa 50 giorni.
  • L'ape regina vive fino a cinque anni.
  • In un giorno l'ape regina depone fino a 2000 uova.
  • Per deporre fino a 2000 uova al giorno, l'ape regina consuma pappa reale fino a 80 volte il suo peso.
  • La velocità media di un'ape è di 24 chilometri orari e può arrivare fino a 29.
  • Una singola ape, per produrre 1 Kg. di miele, vola per circa 150.000 Km, quasi quattro volte il giro della terra.
  • Per produrre un chilo di miele sono necessari quasi 60.000 voli d'andata e ritorno dall'arnia ai fiori.
  • Ogni alveare "bottina", cioè raccoglie il nettare, per un raggio di tre Km, quasi 3.000 ettari, il corrispondente di 4000 campi di calcio.
  • In un giorno le api di un alveare possono visitare fino a 225.000 fiori.
  • Le api sono tra gli insetti più fragili e sensibili all'inquinamento.

  • Ancora mille grazie a tutti e spero di rivedervi presto!!

    Vale

    giovedì 6 dicembre 2012

    " UN INVERNO LUNGHISSIMO "


    Da novembre in avanti il numero di api inizia a diminuire , quelle che nascono a fine novembre di solito sono le stesse che passeranno poi tutto l’inverno, nei mesi invernali da dicembre /metà gennaio la regina non depone più , la famiglia si riduce ad 1/3 e con l’aumentare del freddo le api si dispongono al centro di un telaino pieno di miele ai lati formando il glomere, si uniscono vicine vicine , la regina nel centro e tutte le api intorno.

    Quando fa freddo le api si danno il cambio quelle che sono all’estreno del glomere si trasferiscono al centro e viceversa in questo modo le api riescono a resistere a temperature anche molto basse.

    Durante l’inverno si nutrono delle scorte di miele e di polline che hanno accumulato. Sulle scorte le correnti di pensiero sono varie

    • c’è chi dice che ai lati nell’arnia ci devono essere almeno due telaini pieni di miele perchè il miele ha un effetto isolante.
    • e invece chi sostiene che i telaini pieni di miele ai lati abbassano la temperatura all’interno dell’arnia, il miele si raffredda e crea una sorta di effetto frigorifero.
    Oggi ho fatto un ultimo controllo, attendo il passaggio di questo lungo inverno, inizio ad immaginare una nuova stagione apistica.
    Buon invernamento a tutti . 

    venerdì 16 novembre 2012

    " IL BOSCO DI IERI E DI OGGI "



    Fino a circa 50 anni fa nel bosco si svolgeva gran parte della vita lavorativa degli abitanti delle nostre montagne. Lo sforzo era enorme, oggi impensabile, ma il bosco ripagava i disagi fornendo cibo, materiali d’uso comune e fonti di guadagno. Dalla sua generosità dipendeva la vita delle popolazioni locali. Anni di scarsa produzione significavano fame, povertà, emigrazione. Anche oggi, tuttavia, un castagneto ben gestito con governo a ceduo può dare legna con continuità per uso famigliare, oltre a fornire anche pali da vigna e da costruzione. Lo strame (le foglie) veniva raccolto con le gerle e usato per la lettiera degli animali in stalla, mentre nelle carbonaie gli esperti contadini con il legno producevano il carbone. Anche le ghiande delle querce e le faggiole, i frutti del faggio, rappresentavano un ottimo cibo per i maiali, ma era soprattutto la castagna a fornire riserve per l’inverno – secca, in conserva, sfarinata – e utili guadagni con la vendita.
    Evoluzione in atto
    Con l’abbandono della coltivazione del castagno (le selve castanili, oggi in via di rivalutazione), nella fascia mediana della valle trovano sempre più spazio estese formazioni di carpino nero e orniello (su suoli mediamente asciutti) e di quercia, acero, frassino e tiglio (in terreni più profondi e umidi). Anche gli spazi aperti sono in netta riduzione per la naturale avanzata del bosco, con una inevitabile semplificazione ecologica del territorio.

    mercoledì 10 ottobre 2012

    "L'AUTUNNO SI VESTE DI NUOVI COLORI"


    L’Appennino Bolognese si estende a sud della città Bologna allungadosi in direzione Firenze, raccordo tra il nord e il sud dell’Italia,  da sempre terra di mezzo e di passaggio oltre che d'insediamento di antiche civiltà che hanno lasciato memorie indelebili della loro presenza. Innumerevoli i viaggiatori che attraversarono le nostre terre nel corso dei secoli, e preziose le testimonianze che raccolgono le immagini regalate al mondo da questi cieli.

    “Un oceano di montagne che fuggono ad ondate successive....benedico il cielo di non essere un sapiente: questi ammassi di rocce mi hanno provocato stamattina un'emozione assai viva”
    Stendhal 1817

    mercoledì 3 ottobre 2012

    "LO SAPEVATE CHE... "


    Il concetto di multifunzionalità è stato introdotto per la prima volta, a livello internazionale, nella Conferenza mondiale sull'ambiente e lo sviluppo di Rio de Janeiro nel 1992, e in ambito comunitario nella Dichiarazione di Cork del 1996.

    Le sue definizioni

    Nel definire la multifunzionalità l'OCSE (2001) sottolinea che l'attività agricola, oltre a offrire cibo e fibre: "può anche modificare il paesaggio, provvedere alla gestione sostenibile dell'ambiente attraverso la conservazione del territorio, la gestione sostenibile delle risorse naturali, la preservazione della biodiversità e il mantenimento della vitalità socio-economica delle aree rurali".

    L'Unione Europea trova nella multifunzionalità "il nesso fondamentale tra agricoltura sostenibile, sicurezza alimentare, equilibrio territoriale, conservazione del paesaggio e dell'ambiente, nonché garanzia dell'approvvigionamento alimentare".

    venerdì 7 settembre 2012

    "SEMPRE MIELE"

     
    Il miele non ha solo un alto valore nutritivo, ma anche numerose virtù terapeutiche grazie alla struttura ricca di diversi elementi, molti dei quali non ancora del tutto noti, tanto che l’University di Chicago ha inserito il miele nella banca dati degli elementi più salutari, prima di tutto come sedativo e antibatterico.
    Per millenni è stata l’unica sostanza zuccherina a disposizione dell’umanità, grazie alla presenza di fruttosio, che ha non solo un alto potere dolcificante, ma genera anche un effetto energetico che dura più a lungo rispetto a quello generato dal glucosio contenuto nello zucchero. Al fruttosio si devono anche altre caratteristiche salutari del miele: ha, infatti, proprietà emollienti, umettanti, addolcenti utili sia a livello del cavo orale e della gola, sia per stomaco e intestino.
    Il miele ha anche un’interessante attività antibatterica ed è ricco di polifenoli, un complesso di sostanze che lo rendono particolarmente utile in caso di malattie da raffreddore, tosse, mal di gole e anche picco, e bruciature ed escoriazioni. In realtà, non bisognerebbe parlare semplicemente di miele, ma di MIELI, non solo perché ce ne sono infinite qualità ma anche perchè a seconda della pianta d’origine presenta specifici principi attivi. Per questo motivo gli esperti della Federazione Apicoltori suggeriscono di usare, durante la bella stagione, preferibilmente i mieli di colore chiaro, come acacia e tiglio, che aiutano a depurarsi e ad eliminare le scorie dell’inverno, mentre a partire dall’autunno suggeriscono l’uso di mieli scuri come castagno e abete, più ricchi di minerali e vitamine, che stimolano il sistema immunitario. In ogni occasione, comunque, il miele potenzia l’azione di farmaci e tisane.